Posa in opera
 
 
Formazione Macigno
Uso storico
Tetti in arenaria
Per asperne di pił
Cava di Pian di Lanzola
Contatti
Nelle coperture le piagne vengono disposte a strati sovrapposti, posati su di una orditura lignea sorretta da travi. È un’operazione abbastanza complessa che prevede un’inclinazione del piano di appoggio delle piagne maggiore di quella dei tetti coperti a tegole, necessaria per favorire il più possibile il deflusso dell’acqua. Tradizionalmente per poter ottenere una buona impermeabilizzazione della copertura, le piagne vengono sovrapposte formando un angolo di incidenza abbastanza elevato con la falda del tetto in modo da evitare lo scivolamento delle stesse.
La “grossa armatura” di sostegno è realizzata con travi di legno poste parallelamente alla linea di gronda; su queste si colloca, ortogonalmente, la “piccola armatura” costituita da travicelli che vengono dunque a trovarsi in posizione ortogonale alle travi alle quali sono fissati con chiodi. Su questa orditura si pone una copertura composta da tavole, in genere di legno di castagno, collocate parallelamente alla linea di gronda. Oggigiorno, per una migliore impermeabilizzazione del tetto, sul tavolato viene steso uno strato di carta catramata.

Pontremoli.
Nuova copertura in "piagne"
Lunigiana. Copritetto intento alla sistemazione
delle lastre di pietra

Terminata la realizzazione del piano della falda, vengono posizionate le piagne partendo dalla linea di gronda, dove vengono poste quelle di dimensioni maggiori che determinano l’andamento del profilo del tetto. Si prosegue poi con la posa in opera delle file successive che devono coprire per circa due terzi quelle precedenti, con le singole lastre che sono disposte a cavallo delle giunzioni di quelle sottostanti, secondo una tecnica che porta dunque a una sovrapposizione di più piagne su uno stesso punto; la pendenza del manto diminuisce progressivamente a mano a mano che ci si avvicina alla linea di colmo. Con una regolare manutenzione questo tipo di tetto ha durata secolare.

 
  Arenaria Pietra della Lunigiana - a cura di:
   Prof. GIANFRANCO DI BATTISTINI  DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA TERRA - UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PARMA
   Prof. CATERINA RAPETTI  DIPARTIMENTO DEI BENI CULTURALI - UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PARMA